La Chiesa si esprime su eutanasia e bioetica

Da alcune settimane la Chiesa cattolica tramite la Congregazione per la dottrina della fede ha portato a conoscenza un documento molto importante dal titolo “Samaritanus bonus”. Questo testo affronta una serie di tematiche inerenti la cura della persona nelle fasi critiche e terminali della vita evidenziando con chiarezza la posizione della Chiesa su eutanasia, cure palliative, accanimento terapeutico e su tutto quello che riguarda la bioetica del fine vita. Il documento è stato approvato da papa Francesco.
Iniziamo la nostra conoscenza di questo recente documento con una breve introduzione. Prendiamo l’avvio da alcuni pensieri del professor olandese Theo Boer, docente di bioetica e per dieci anni membro della Commissione ministeriale sull’eutanasia nel primo paese ad averla legalizzata cioè i Paesi Bassi: la pratica eutanasica in Olanda da last resort solution è diventata negli anni the default way to die: da estrema eccezione per pazienti con requisiti strettissimi a modo abituale di morire. Il pensatore olandese ha cominciato a considerare che l’eutanasia “non ha che fare col dolore fisico, ma con qualcosa d’altro. Con la disperazione. La mancanza di senso. E con un clima di morte, dove l’offerta genera la domanda”. (Tracce, ottobre 2020, pag. 18)

     La legge sull’eutanasia in Olanda nella sua forma definitiva risale al 2002: nel primo anno della sua applicazione i casi erano stati 1883 per la maggior parte pazienti malati di cancro, nel 2019 sono saliti a 6369 ma soprattutto con altre diagnosi: hanno iniziato ad esserci varie patologia tra cui sofferenze psichiche, disabilità, autismo…fino a persone con acufene pazzesche alle orecchie.
     Il dramma più acuto restano i casi di richiesta per i bambini. Se poi una argomentazione a favore dell’eutanasia è stata sempre la prevenzione dei suicidi, questi invece sono aumentati in Olanda del 35%; i casi di eutanasia del 150%.
     Considerando ancora il caso Olanda si pensa che in alcuni suoi territori i morti a causa dell’eutanasia raggiungano il 12%.
      Per concludere queste riflessioni di apertura nel Parlamento nei Paesi Bassi si discute una nuova legge che apre la pratica dell’eutanasia a tutti coloro che abbiano superato i 75 anni indipendentemente della malattia di cui soffrono.
Vediamo ora un brevissimo riassunto del documento.
Nel primo capitolo si spiega il significato della tematica: “Prendersi cura del prossimo”:
La relazione di cura rivela un principio di giustizia, nella sua duplice dimensione di promozione della vita umana e di non recar danno alla persona.
Il secondo capitolo ha un’impostazione cristologica, e evidenzia come, dal punto di vista cristiano, la riflessione sul fine vita viene ricompresa in quella del dolore, e, quindi, della Croce.
Il terzo capitolo si sofferma sulla visione antropologica della Chiesa, e su qual è il valore della vita umana secondo il suo magistero: la Chiesa afferma il senso positivo della vita umana come un valore già percepibile dalla retta ragione, che la luce della fede conferma e valorizza nella sua inalienabile dignità
Il quarto capitolo consiste in una disamina su quali siano i grandi ostacoli culturali e sociali a una cultura della vita: un’erronea percezione della qualità della vita, la deformazione del senso di compassione e il soggettivismo di matrice neo-gnostica (per il quale l’essenziale sarebbe liberarsi dai limiti del corpo quando questo diventa “inadatto” alla vita).
Nel quinto capitolo della Samaritanus Bonus vengono ribadite e approfondite le posizioni della Chiesa Cattolica sull’eutanasia, sull’accanimento terapeutico, sull’obiezione di coscienza e sugli altri temi più importanti della bioetica. Riportiamo alcuni dei punti centrali.
Il pensiero della Chiesa Cattolica sull’eutanasia
La Chiesa ritiene di dover ribadire come insegnamento definitivo che l’eutanasia è un crimine contro la vita umana perché, con tale atto, l’uomo sceglie di causare direttamente la morte di un altro essere umano innocente. La definizione di eutanasia non procede dalla ponderazione dei beni o valori in gioco, ma da un oggetto morale sufficientemente specificato, ossia dalla scelta di «un’azione o un’omissione che di natura sua o nelle intenzioni procura la morte, allo scopo di eliminare ogni dolore»[…]. L’eutanasia, pertanto, è un atto intrinsecamente malvagio, in qualsiasi occasione o circostanza […]. Piuttosto, invece di indulgere in una falsa condiscendenza, il cristiano deve offrire al malato l’aiuto indispensabile per uscire dalla sua disperazione.
La posizione della Chiesa Cattolica sull’accanimento terapeutico
Nell’imminenza di una morte inevitabile, dunque, è lecito in scienza e coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all’ammalato in simili casi. Ciò significa che non è lecito sospendere le cure efficaci per sostenere le funzioni fisiologiche essenziali, finché l’organismo è in grado di beneficiarne (supporti all’idratazione, alla nutrizione, alla termoregolazione; ed altresì aiuti adeguati e proporzionati alla respirazione, e altri ancora, nella misura in cui siano richiesti per supportare l’omeostasi corporea e ridurre la sofferenza d’organo e sistemica).
Quando è lecita per la Chiesa la “soppressione” della coscienza di un paziente
La Chiesa afferma la liceità della sedazione come parte della cura che si offre al paziente, affinché la fine della vita sopraggiunga nella massima pace possibile e nelle migliori condizioni interiori […] sempre, nella misura del possibile, con il consenso informato del paziente. Qualsiasi somministrazione che causi direttamente e intenzionalmente la morte è una pratica eutanasica ed è inaccettabile. La sedazione deve dunque escludere, come suo scopo diretto, l’intenzione di uccidere, anche se risulta con essa possibile un condizionamento sulla morte comunque inevitabile.
Riflessione conclusiva: l’eutanasia: una sfida culturale e antropologica per noi cristiani
Il professor Boer fa ancora considerazioni molto importanti su questo argomento dice: “Noi dipendiamo da altro: dagli altri e da Dio. Ma in un mondo secolarizzato dove l’affermazione semplice che la vita è data, provoca spesso la seguente reazione: <Questa affermazione vale per te, non per me>. La sfida è allora antropologica e si colloca sul fatto che la pretesa di autonomia dell’uomo, del controllo assoluto, restringe la natura stessa dell’umano a ciò che è controlalbile…Quello che trovo pericoloso è l’idea che la morte sia la soluzione a tutti i problemi della vita…E’ molto grave istituzionalizzare la morte, avere una società dove uccidere è una procedura medica, quando la società deve proteggere la vita…Bisogna fare tutto il possibile per alleviare le sofferenze dell’altro. Bisogna lavorare, e lavorare. Più di tutto, bisogna ascoltare. Essere vicini. Essere presenze”. (Tracce, Ottobre 2020, pag. 21)