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Area Pastorale

ANNO NUOVO VITA NUOVA…MA DAVVERO?

Una volta all’approssimarsi del nuovo anno ci si ripeteva “Anno nuovo, vita nuova”.
Questo detto popolare manifestava il desiderio che c’è in ciascuno di noi di qualcosa di bello e di nuovo che sia foriero di serenità, pace, salute e benessere.
Quest’anno avremo il coraggio di ripetercelo? Avremo la possibilità di credere che il nuovo anno porterà qualcosa di nuovo?
Sicuramente lasciamo un anno che ci ha mostrato senza infingimenti e con sfrontatezza la verità della nostra condizione umana: limitata e fragile. Abbiamo potuto sperimentare che la scienza non è la soluzione di tutti i mali; che la salute non dipende solo da noi; che i politici non sanno risolvere i problemi come promettono in campagna elettorale; che la mia persona, la mia povera persona, non è invincibile.
Abbiamo scoperto, ma non lo abbiamo ancora accettato. Ne sono prova la ripresa degli stili di vita “di prima” appena la zona è passata da rossa a gialla: tutto come prima.
Papa Francesco ci dice che peggio della pandemia è non essere diventati migliori in questo tempo.

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Quest'anno sarà un Natale diverso? No.

Si sente ormai da giorni ripetere che sarà un Natale diverso. In che senso?
Non è una domanda filosofica o retorica: è una domanda che dovremmo educarci a porci più spesso. Non è un Natale diverso in quanto la festa della nascita di Gesù si celebra anche quest’anno come da 2000 anni si è sempre fatto. In nessun periodo della storia dell’umanità la Chiesa ha smesso di celebrare e vivere i misteri della fede.
Sono cambiate le modalità esteriori; possono mutare le tradizioni umane e le consuetudini, ma mai il contenuto di fede. Anzi senza le espressioni esteriori che potevano distrarre, quest’anno, anche se mossi da ragioni davvero drammatiche, siamo richiamati a riscoprire il vero senso del Natale.
Questo probabile cambio esteriore nel vivere le feste, può essere colto come un ostacolo alle consuetudini, oppure una opportunità. Ogni fatica, ogni sofferenza può essere un’opportunità per approfondire e riscoprire aspetti che nel tempo abbiamo dimenticato o accantonato. Quest’anno sarà possibile capire se contano di più le mie idee riguardo al Natale o ciò che è il Natale.
Vivendo una situazione difficile come questa, determinata dal Corona virus, non posso non chiedermi “Cosa mi salva?”.  Ritengo che anche questa domanda non sia retorica o ridondante. Sento la paura del contagio, della malattia e della morte. Sento la paura di non rivedere i miei cari, di non poter star con loro. Nella nostra RSA vediamo tutto questo. Perciò questa seconda domanda è sensata in quanto reale.

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La Chiesa si esprime su eutanasia e bioetica

Da alcune settimane la Chiesa cattolica tramite la Congregazione per la dottrina della fede ha portato a conoscenza un documento molto importante dal titolo “Samaritanus bonus”. Questo testo affronta una serie di tematiche inerenti la cura della persona nelle fasi critiche e terminali della vita evidenziando con chiarezza la posizione della Chiesa su eutanasia, cure palliative, accanimento terapeutico e su tutto quello che riguarda la bioetica del fine vita. Il documento è stato approvato da papa Francesco.
Iniziamo la nostra conoscenza di questo recente documento con una breve introduzione. Prendiamo l’avvio da alcuni pensieri del professor olandese Theo Boer, docente di bioetica e per dieci anni membro della Commissione ministeriale sull’eutanasia nel primo paese ad averla legalizzata cioè i Paesi Bassi: la pratica eutanasica in Olanda da last resort solution è diventata negli anni the default way to die: da estrema eccezione per pazienti con requisiti strettissimi a modo abituale di morire. Il pensatore olandese ha cominciato a considerare che l’eutanasia “non ha che fare col dolore fisico, ma con qualcosa d’altro. Con la disperazione. La mancanza di senso. E con un clima di morte, dove l’offerta genera la domanda”. (Tracce, ottobre 2020, pag. 18)

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Storie di Casa: come stiamo vivendo questo particolare momento?

Intervista a:

- Don Joseph Nweke – Economo, Casa Divina Provvidenza

- Vinicio – Ospite, Tetto della Carità

- Giorgio – Infermiere, R.S.A.

- Seydouba – Ospite, Centro di Accoglienza Stranieri

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«HO DOVUTO PENSARE A DON GUANELLA»

Nei giorni scorsi è giunta alla Direzione della Casa Divina Provvidenza e del Santuario Sacro Cuore a Como, dove è custodito il corpo di san Luigi Guanella, la seguente mail. È una testimonianza semplice che i Santi ci sono vicini, che accolgono le nostre preghiere e intercedono presso Dio per noi al di là della nostra consapevolezza o intenzione. I Santi trovano strade segrete per stare accanto agli uomini nel bisogno. Questo racconto, lineare e sincero, documenta un miracolo piccolo e personale che, quando viene raccontato, dà l'impressione di essere fatto solo di coincidenze o inezie ed invece tocca una vita in modo profondo e forse indelebile.


10 novembre 2020

Mi chiamo Mariastella Maruca.
    Vi scrivo perché oggi ho trovato una immaginetta del santo Guanella, che custodiva una mia cara zia deceduta il 14 ottobre 2020. Proprio oggi, prima di questa felice scoperta, ho scritto una lettera a un bambino, al quale ho regalato un libro su don Guanella raccontandogli ciò che è avvenuto nel giorno della sua nascita.
    Io non ho documentazione medica per dimostrarvi quanto sto per scrivere, ma solo il racconto di ciò che è capitato e la mia fede di cristiana che, quando vive situazioni come questa, non può non ringraziare Dio di come si manifesta nelle nostre vite, donandoci santi e beati ai quali rivolgerci.

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"Conviene sempre fare un po' di carità: un povero soccorre l'altro e Dio benedice" - San Luigi Guanella