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Area Pastorale

Tempo di Quaresima.

Priorità della fede, primato della carità.

Come ogni dono di Dio, fede e carità riconducono all’azione dell’unico e medesimo Spirito Santo (cfr 1 Cor 13), quello Spirito che in noi grida «Abbà! Padre» (Gal 4,6), e che ci fa dire: «Gesù è il Signore!» (1 Cor 12,3) e «Maranatha!» (1 Cor 16,22; Ap 22,20). La fede, dono e risposta, ci fa conoscere la verità di Cristo come Amore incarnato e crocifisso, piena e perfetta adesione alla volontà del Padre e infinita misericordia divina verso il prossimo; la fede radica nel cuore e nella mente la ferma convinzione che proprio questo Amore è l’unica realtà vittoriosa sul male e sulla morte. La fede ci invita a guardare al futuro con la virtù della speranza, nell’attesa fiduciosa che la vittoria dell’amore di Cristo giunga alla sua pienezza.
Da parte sua, la carità ci fa entrare nell’amore di Dio manifestato in Cristo, ci fa aderire in modo personale ed esistenziale al donarsi totale e senza riserve di Gesù al Padre e ai fratelli. Infondendo in noi la carità, lo Spirito Santo ci rende partecipi della dedizione propria di Gesù: filiale verso Dio e fraterna verso ogni uomo.
ll rapporto che esiste tra queste due virtù è analogo a quello tra due Sacramenti fondamentali della Chiesa: il Battesimo e l’Eucaristia. Il Battesimo (Sacramentum fidei) precede l’Eucaristia (Sacramentum caritatis), ma è orientato ad essa, che costituisce la pienezza del cammino cristiano. In modo analogo, la fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall’umile accoglienza della fede («il sapersi amati da Dio»), ma deve giungere alla verità della carità («il saper amare Dio e il prossimo»), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù.
In questo tempo di Quaresima, in cui ci prepariamo a celebrare la Pasqua nella quale l’Amore di Dio ha redento il mondo e illuminato la storia, ci auguriamo ed impegniamo a vivere questo tempo ravvivando la fede in Gesù Cristo, per entrare nel suo stesso circuito di amore verso il Padre e verso ogni fratello e sorella.

La Comunità Religiosa

Il saluto Guanelliano a madre Serena

Giovedì 9 gennaio, nella chiesa della Casa “Santa Maria della Provvidenza” di Lora, un gran numero di consorelle, confratelli, amici laici, hanno dato l’ultimo saluto a Madre Elisabetta Serena Ciserani, Superiora generale delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza – le Suore Guanelliane nel corso di una intensa celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Como mons. Oscar Cantoni.
Nata a San Colombano al Lambro (MI) nel 1947, Madre Serena ha vissuto mezzo secolo di vita religiosa seguendo i passi di don Luigi Guanella e della Beata Chiara Bosatta tra i poveri e i bisognosi in Italia e in Romania; eletta Superiora Generale nel 2010, ha portato la Congregazione in Amazzonia e in Africa, animata da un intenso spirito missionario, nonostante la pesante malattia che l’aveva colpita negli ultimi anni, da lei affrontata con grande dignità e forza.
È stata una cerimonia commovente, dove ogni parola, ogni gesto, ogni preghiera, ogni canto, aveva il respiro della fede in Cristo sposo, della speranza nel suo eterno abbraccio d’amore, del primato della carità operosa che Madre Serena aveva assunto come stile di vita. Così ha esordito mons. Cantoni: «“Vieni benedetta dal Padre mio!”, è l'invito che Cristo risorto, per mezzo della sua Chiesa, qui riunita in preghiera, rivolge oggi alla sua sposa, la nostra madre Serena, che Egli ha chiamato a sé, dopo mesi di purificazione. È il premio di una vita intera in cui Ella lo ha fedelmente seguito e riconosciuto, onorandolo e servendolo nei poveri, secondo la grande tradizione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza».
Ha continuato mons. Cantoni: «La carità operosa emerge solo quando si rinuncia a vivere per se stessi, alla ricerca di una autorealizzazione, per divenire puro frumento di Cristo, dopo essere però passati come sotto la macina tagliente di un mulino, ossia attraverso un esercizio continuo di umiliazione, che rende il cuore contrito e lascia emergere bontà e mitezza.

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Oggi è nato il Salvatore

Con la liturgia natalizia la Chiesa ci introduce nel grande Mistero dell’Incarnazione. Il Natale, infatti, non è un semplice anniversario della nascita di Gesù, è anche questo, ma è di più, è celebrare un Mistero che ha segnato e continua a segnare la storia dell’uomo – Dio stesso è venuto ad abitare in mezzo a noi (cfr Gv 1,14), si è fatto uno di noi -; un Mistero che interessa la nostra fede e la nostra esistenza; un Mistero che viviamo concretamente nelle celebrazioni liturgiche, in particolare nella Santa Messa. Qualcuno potrebbe chiedersi: come è possibile che io viva adesso questo evento così lontano nel tempo? Come posso prendere parte fruttuosamente alla nascita del Figlio di Dio avvenuta più di duemila anni fa? Nella Santa Messa della Notte di Natale, ripeteremo come ritornello al Salmo Responsoriale queste parole: «Oggi è nato per noi il Salvatore». Questo avverbio di tempo, «oggi», ricorre più volte in tutte le celebrazioni natalizie ed è riferito all’evento della nascita di Gesù e alla salvezza che l’Incarnazione del Figlio di Dio viene a portare. Nella Liturgia tale avvenimento oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo e diventa attuale, presente; il suo effetto perdura, pur nello scorrere dei giorni, degli anni e dei secoli. Indicando che Gesù nasce «oggi», la Liturgia non usa una frase senza senso, ma sottolinea che questa Nascita investe e permea tutta la storia, rimane una realtà anche oggi alla quale possiamo arrivare proprio nella liturgia. A noi credenti la celebrazione del Natale rinnova la certezza che Dio è realmente presente con noi, ancora “carne” e non solo lontano: pur essendo col Padre è vicino a noi. Dio, in quel Bambino nato a Betlemme, si è avvicinato all’uomo: noi Lo possiamo incontrare adesso, in un «oggi» che non ha tramonto. San Leone Magno, presentando il senso profondo della Festa del Natale, invitava i suoi fedeli con queste parole: «Esultiamo nel Signore, o miei cari, e apriamo il nostro cuore alla gioia più pura, perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l’antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l’alto mistero della nostra salvezza, che, promesso all’inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine» (Sermo 22 In Nativitate Domini, 2,1: PL 54,193).

La Comunità religiosa

PRESEPE DEL SANTO NATALE

Vi aspettiamo numerosi dopo le funzioni religiose in Sala Arcobaleno (via Tommaso Grossi, 18 - Como), per visitare il Presepe creato e realizzato da Enrico e Mario.

GALLERIA FOTOGRAFICA

Online la Divina Provvidenza n°4 - 2019

Calendario 2020

Con il numero natalizio del periodico “La Divina Provvidenza” è uscito il calendario 2020 curato dalla Casa Divina Provvidenza ed edito dalla Congregazione dei Servi della Carità – Opera Don Guanella. Nell’anno in cui ricorrono i 100 anni dalla nascita di Karol Wojtyła, il calendario sarà dedicato alla visita che San Giovanni Paolo II ha fatto alla Casa Divina Provvidenza di Como il 5 maggio 1996. Anche se si è trattato di una breve parentesi, per la famiglia guanelliana, per gli operatori, per gli ospiti, per gli amici, è stato un autentico momento di grazia, capace di suscitare emozioni mai dimenticate. Mese dopo mese sul calendario verranno dunque riproposte le più belle immagini della visita del Papa che si chinava su malati, anziani, bambini, salutava, parlava e ascoltava, benediva, comunicando la sua ricca umanità carica di speranza e di amore a chi incontrava e incoraggiando i guanelliani a proseguire nel servizio alla Chiesa e ai poveri sull’esempio di don Guanella: «Continuate a camminare fedeli allo spirito del vostro Fondatore e all’esempio luminoso di Suor Chiara Bosatta! Come il vostro Padre amava dire, date “pane e paradiso”». Quella di Como non è stata l’unica occasione di contatto e vicinanza di Giovanni Paolo II con il carisma guanelliano: nel suo lunghissimo pontificato (ben ventisette anni) si è recato più volte in visita alle Case e ha inviato messaggi alle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, ai Servi della Carità, ai Cooperatori, ai Giovani Guanelliani in occasione di particolari avvenimenti. Inoltre non si può dimenticare che il 21 aprile 1991 Papa Wojtyła aveva beatificato suor Chiara Bosatta, mettendo in evidenza come la santità sia possibile, sia accessibile a tutti, purché si resti fedeli a Dio e fedeli all’uomo».

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"Conviene sempre fare un po' di carità: un povero soccorre l'altro e Dio benedice" - San Luigi Guanella