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Area Pastorale

Intervista a don Albino Bernasconi e a don Marco Maesani.

"Questa è la nostra fede, credere in Gesù morto e risorto, ed è la nostra unica speranza: la sua vittoria sulla morte."

don Marco Maesani

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"Andrà tutto bene"

Esattamente un anno fa questa scritta tappezzava i nostri balconi, le nostre case, i nostri giardini. Ovunque la si poteva incontrare.
Era il grido di speranza per un bene che ridonasse serenità alla vita.
Dopo un anno la pandemia è rimasta con noi ma sono scomparse queste scritte benauguranti.
Come mai? Si è spento il desiderio di bene o ci siamo assuefatti anche al corona virus con tutte le sue conseguenze? Escludo la prima possibilità, ma propendere per la seconda sarebbe terribile perché significherebbe aver perso la consapevolezza di essere fatti per star bene ed essere felici.
Eppure è così. Stiamo perdendo la coscienza della nostra aspirazione al bene.
È venuto meno invece quell’ottimismo che spesso era sotteso al grido di speranza.
La speranza non è per nulla uguale all’ottimismo. Non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso indipendentemente da come andrà a finire, come scriveva V. Havel.
Non smettere mai di cercare il senso di ciò che ci accade anche se è faticoso e a volte la ricerca non sempre ha l’esito sperato.

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Quaresima con San Giuseppe

Nel cammino della vita cristiana la Chiesa ci propone le figure dei Santi come aiuti e modelli per la nostra vita. E così, nel percorso di questa Quaresima, incontreremo la figura di San Giuseppe, al quale Papa Francesco ha recentemente dedicato la lettera Apostolica Patris Corde e per il quale ha indetto un Anno speciale, per incordare il 150 anniversario della sua proclamazione a Patrono della Chiesa universale e per rinnovare la sua devozione nella Chiesa.  
Nell’introdurre la lettera, Papa Francesco ci ricorda che “Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà”.
La sua discrezione e il suo nascondimento ce lo fanno avvicinare con confidenza, come un uomo che ha vissuto con grandezza la sua quotidianità e per questo può illuminare la nostra. Come San Giuseppe anche noi siamo invitati ad affidarci dentro la trama e le vicende della nostra vita al progetto buono e sapiente di Dio su di noi.  
I sette brevi  capitoli della Lettera Apostolica, attraverso la nostra meditazione personale, possono perciò tracciare il percorso del nostro cammino quaresimale di crescita  e di conversione ad una fede più autentica e radicata nella nostra vita e nelle nostre relazioni.
I sette brevi capitoli della lettera presentano, infatti, altrettanti aspetti dell’esperienza umana e spirituale del Santo Patrono della Chiesa universale: Padre Amato - Padre nella tenerezza - Padre nell’obbedienza - Padre nell’accoglienza - Padre dal coraggio creativo - Padre lavoratore - Padre nell’ombra.
Scopo di questa lettera – ci ricorda il Santo Padre – è quello di accrescere l’amore verso questo grande Santo, per essere spinti a implorare la sua intercessione e per imitar le sue virtù e il suo slancio”. Tutti possiamo accogliere questo invito e, attraverso la lettura e la riflessione personale della Lettera,  ciascuno può  compiere il cammino della Quaresima in compagnia e con la guida di San Giuseppe.


La Comunità Religiosa

La Comunità cristiana in Quaresima

Per la liturgia la quaresima è un tempo forte; per la vita spirituale la quaresima è esperienza di dinamica vivace che fa crescere nella fede; per la vita fraterna la quaresima è tempo di perdono, di servizio reciproco, ci comprensione e di accoglienza.
Insomma la Quaresima deve essere valorizzata e vissuta bene da ogni credente.
Il Vescovo, che è pastore, per la quaresima esprime un magistero molto utile e concreto per accompagnare il cammino dei credenti verso la Pasqua.
Siamo invitati tutti a leggere e ad accogliere il messaggio che il nostro Vescovo Oscar ha offerto alla Diocesi per la prossima quaresima. Si veda Il Settimanale n. 6.
Chiaramente i contenuti del messaggio sono proprio di spessore e di grande utilità per un cammino quaresimale concreto.
Ma per noi è importante anche la condivisione della nostra esperienza Pasquale con tutta la nostra Chiesa diocesana: non si può sganciare la fede dalla Comunità. Ebbene il Vescovo è il punto di riferimento per tutti e per ciascuno per percorrere strade di unità, di comunione e di vera santità.
Va superata la tentazione di un certo individualismo nel nostro cammino di fede, per avere la gioia di riconoscerci insieme a condividere l'amore di Cristo che salva.
La Pasqua e la sua preparazione vanno vissute con la Comunità cristiana.

Don Attilio

Grazie!

Carissimi Fedeli del Santuario, come sapete nella nostra Casa abbiamo iniziato il nuovo anno nel segno della prova, con il contagio di tutta la Comunità Religiosa. La prova ci ha invitato a rinnovare la fiducia nella Divina Provvidenza di cui questa Casa porta il nome, e ci ha insegnato a fidarci e affidarci al Signore oltre noi stessi e le nostre forze. Un’esperienza che si è rinnovata anche in questa circostanza è la vicinanza e l’amicizia che ci avete manifestato, in particolare attraverso la vostra preghiera. La preghiera, il sostegno, la prossimità sono davvero un’esperienza di grazia per cui esprimere la gratitudine a Dio e a voi. Noi Confratelli della Comunità Religiosa vi ringraziamo di tutto ciò!
In un suo scritto don Guanella scrive: “…quando le difficoltà…sormontano come le onde di mare agitato, allora bisogna cercare di risollevarsi con maggiore fiducia, come il pesce che nelle onde agitate pare che goda viemaggiormente la forza della vita”.
L’esperienza della pandemia e, per noi, di questo ultimo mese ci ha tutti segnati, in fasi e momenti diversi, direttamente o indirettamente: l’augurio che vogliamo porgerci reciprocamente è di uscirne con una fede più forte e matura, di chi misurandosi con il limite, la fragilità, la sofferenza e la morte può dire, insieme col salmista e con un po’ più di verità “il Signore è il mio pastore!”.

La Comunità Religiosa

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"Conviene sempre fare un po' di carità: un povero soccorre l'altro e Dio benedice" - San Luigi Guanella