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Area Pastorale

Il saluto Guanelliano a madre Serena

Giovedì 9 gennaio, nella chiesa della Casa “Santa Maria della Provvidenza” di Lora, un gran numero di consorelle, confratelli, amici laici, hanno dato l’ultimo saluto a Madre Elisabetta Serena Ciserani, Superiora generale delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza – le Suore Guanelliane nel corso di una intensa celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Como mons. Oscar Cantoni.
Nata a San Colombano al Lambro (MI) nel 1947, Madre Serena ha vissuto mezzo secolo di vita religiosa seguendo i passi di don Luigi Guanella e della Beata Chiara Bosatta tra i poveri e i bisognosi in Italia e in Romania; eletta Superiora Generale nel 2010, ha portato la Congregazione in Amazzonia e in Africa, animata da un intenso spirito missionario, nonostante la pesante malattia che l’aveva colpita negli ultimi anni, da lei affrontata con grande dignità e forza.
È stata una cerimonia commovente, dove ogni parola, ogni gesto, ogni preghiera, ogni canto, aveva il respiro della fede in Cristo sposo, della speranza nel suo eterno abbraccio d’amore, del primato della carità operosa che Madre Serena aveva assunto come stile di vita. Così ha esordito mons. Cantoni: «“Vieni benedetta dal Padre mio!”, è l'invito che Cristo risorto, per mezzo della sua Chiesa, qui riunita in preghiera, rivolge oggi alla sua sposa, la nostra madre Serena, che Egli ha chiamato a sé, dopo mesi di purificazione. È il premio di una vita intera in cui Ella lo ha fedelmente seguito e riconosciuto, onorandolo e servendolo nei poveri, secondo la grande tradizione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza».
Ha continuato mons. Cantoni: «La carità operosa emerge solo quando si rinuncia a vivere per se stessi, alla ricerca di una autorealizzazione, per divenire puro frumento di Cristo, dopo essere però passati come sotto la macina tagliente di un mulino, ossia attraverso un esercizio continuo di umiliazione, che rende il cuore contrito e lascia emergere bontà e mitezza.

Allora si accetta ogni compito, anche il più umile e meno gratificante, allora anche il ministero della autorità diventa una occasione non per trarne un motivo di vantaggio personale, ma come un compito obbligante di puro servizio, frutto di un cuore libero, disposto solo a servire e ad amare. Può essere capo solo chi è in grado di dare prova del più grande amore e della più grande tenerezza. Allora anche le umiliazioni, i fallimenti e le prove diventano una occasione per identificarsi con Cristo, umile e mite di cuore. Sono certo che madre Serena abbia insegnato e ripreso più volte con le sue consorelle la via dell'abbassamento nella piccolezza, non solo, ma che l'abbia anche personalmente vissuta e interiorizzata, perché questa è la condizione per poter vivere di puro amore».
Al termine della celebrazione, il cordoglio di mons. Maurizio Malvestiti, Vescovo di Lodi, le parole piene di gratitudine di don Umberto Brugnoni, Superiore generale dei Servi della Carità (vedi sotto) lette dal Superiore Provinciale don Marco Grega, le commoventi testimonianze di suor Lucia Caroli, superiora provinciale delle suore guanelliane, di suor Anna Maria Ciserani, sorella di Madre Serena, di suor Monica Pascaru a nome delle consorelle della Romania.
Ora Madre Serena riposa nella cappellina della chiesa della Casa guanelliana di Lora, la casa Madre, accanto alla cofondatrice Madre Marcellina Bosatta, a Caterina Guanella e ad altre Superiore Generali, come aveva intensamente desiderato, unite in comunione in vita e in morte.

Cara Madre Serena,
nel porgerti l’ultimo saluto e il ringraziamento a nome di tutti i Servi della Carità sparsi nei cinque continenti e qui presenti spiritualmente in questa Eucaristia, voglio far mio e sentire nel cuore tutto il peso e la verità di quel sentimento che sgorgò forte e spontaneo dal cuore di san Paolo VI quando, alla morte del caro amico Aldo Moro, pronunciò quel grido preghiera: Tu non hai voluto ascoltare Signore le nostre suppliche e preghiere per liberare dalla malattia la nostra cara Madre Serena e ridonarcela forte e saggia per continuare il suo servizio di Madre e Guida della Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza.
Ma avverto subito anche la vergogna come Giobbe di aver giudicato senza sapere il perché il tuo operato o Dio. Aiutaci Tu, dunque, consolatore e amante dell’uomo che soffre a fare discernimento, a cercare di comprendere e ad accogliere non con rassegnazione, ma con libertà di mente e cuore, questa tua volontà.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: sia sempre benedetto il Signore!
Martedì sera nel rosario davanti al corpo inerme di Madre Serena a San Pancrazio mi è venuto spontaneo compiere il gesto di mettergli al collo il crocifisso distintivo dei Servi della carità. Portava già quello delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, ma memore della volontà del Fondatore e del pensiero dei miei predecessori, ho voluto dire a Madre Serena: grazie perché sei stata Madre non solo delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, ma anche di noi Servi della carità. Don Guanella, descrivendo la figura della Superiora generale diceva che «deve essere madre ancor più delle madri di sangue».
Grazie per tutti i percorsi di comunione che abbiamo voluto e saputo fare insieme tra le due Congregazioni.
Grazie per la ricerca, lo studio appassionato e i tentativi comuni di leggere, individuare e applicare alle nostre vite il Carisma e lo Spirito del santo Fondatore.
Affido a te, cara Madre Serena la preghiera e l’intercessione presso Dio per quanto ancora dobbiamo e vogliamo fare come unica famiglia che si nutre dall’unica sorgente, aspira ad una comunione più piena e solida tra di noi.
Grazie Madre Serena, hai corso nella tua vita con le ali ai piedi, come voleva il Fondatore e come a te piaceva. Ora fermati, seduta ai piedi del tuo sposo e redentore, ascoltalo, contemplalo, parlagli anche di noi Servi, Figlie e Cooperatori e amalo, amalo per tutta l’eternità.
Riposa in pace!
Padre Umberto

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