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Area Pastorale

ANNO NUOVO VITA NUOVA…MA DAVVERO?

Una volta all’approssimarsi del nuovo anno ci si ripeteva “Anno nuovo, vita nuova”.
Questo detto popolare manifestava il desiderio che c’è in ciascuno di noi di qualcosa di bello e di nuovo che sia foriero di serenità, pace, salute e benessere.
Quest’anno avremo il coraggio di ripetercelo? Avremo la possibilità di credere che il nuovo anno porterà qualcosa di nuovo?
Sicuramente lasciamo un anno che ci ha mostrato senza infingimenti e con sfrontatezza la verità della nostra condizione umana: limitata e fragile. Abbiamo potuto sperimentare che la scienza non è la soluzione di tutti i mali; che la salute non dipende solo da noi; che i politici non sanno risolvere i problemi come promettono in campagna elettorale; che la mia persona, la mia povera persona, non è invincibile.
Abbiamo scoperto, ma non lo abbiamo ancora accettato. Ne sono prova la ripresa degli stili di vita “di prima” appena la zona è passata da rossa a gialla: tutto come prima.
Papa Francesco ci dice che peggio della pandemia è non essere diventati migliori in questo tempo.
Allora?
Passivamente sto ad aspettare che la pandemia perda di virulenza e che non mi capiti di ammalarmi di ogni malattia; aspetto che la vita economica riprenda, come la possibilità di andare allo stadio o al ristorante e trascinare una vita spesso senza senso e vuota. Sì. Credo che molti aspettino solo questo. Hanno così rinunciato al proprio cuore, che Dio ha fatto capace di cose grandi e belle. Abbiamo rinunciato a essere come Dio ci ha voluti: in attesa di compimento delle nostre esigenze più vere e capaci di accogliere la risposta alle domande che abbiamo dentro.

Si succedono ogni giorno gli avvisi delle divine ispirazioni e ogni mese le feste del Signore, ed in ogni anno i tempi di gaudio, di lutto, di gloria per la Cristianità. Ma tutto è senza frutto per il peccatore scellerato. Questi non si scuote ai segni di gaudio, non si commuove ai gemiti di dolore, e in quella che i suoi fratelli sollevano le ali della speranza verso il cielo. Lo sciagurato rimane profondamente attaccato al suo fango di terra. Ha dunque perduta la fede, ha perduta la religione, ha smarrito ogni senso di consolazione; confessatelo voi stessi se non sia a piangere sopra il peccatore perché non è più vivo. Domanderete: per un peccatore così fatto dunque non vi è più speranza di sorta? La religione cristiana, che è figlia del cielo ed è la Sposa del Verbo incarnato, uscita dal costato aperto di Gesù Cristo, non chiude mai la fonte della speranza, ma per godere sì gran bene, bisogna pure meritarselo. (don Guanella, Corso sante missioni)

Anno nuova vita nuova purché io decido di essere me stesso e non di accomodarmi rinunciando a vivere.

don Marco Maesani

Quest'anno sarà un Natale diverso? No.

Si sente ormai da giorni ripetere che sarà un Natale diverso. In che senso?
Non è una domanda filosofica o retorica: è una domanda che dovremmo educarci a porci più spesso. Non è un Natale diverso in quanto la festa della nascita di Gesù si celebra anche quest’anno come da 2000 anni si è sempre fatto. In nessun periodo della storia dell’umanità la Chiesa ha smesso di celebrare e vivere i misteri della fede.
Sono cambiate le modalità esteriori; possono mutare le tradizioni umane e le consuetudini, ma mai il contenuto di fede. Anzi senza le espressioni esteriori che potevano distrarre, quest’anno, anche se mossi da ragioni davvero drammatiche, siamo richiamati a riscoprire il vero senso del Natale.
Questo probabile cambio esteriore nel vivere le feste, può essere colto come un ostacolo alle consuetudini, oppure una opportunità. Ogni fatica, ogni sofferenza può essere un’opportunità per approfondire e riscoprire aspetti che nel tempo abbiamo dimenticato o accantonato. Quest’anno sarà possibile capire se contano di più le mie idee riguardo al Natale o ciò che è il Natale.
Vivendo una situazione difficile come questa, determinata dal Corona virus, non posso non chiedermi “Cosa mi salva?”.  Ritengo che anche questa domanda non sia retorica o ridondante. Sento la paura del contagio, della malattia e della morte. Sento la paura di non rivedere i miei cari, di non poter star con loro. Nella nostra RSA vediamo tutto questo. Perciò questa seconda domanda è sensata in quanto reale.

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Il carisma guanelliano di don Attilio Mazzola

Nel mese di ottobre abbiamo celebrato la festa di San Luigi Guanella.
È stata una festa (anche se un po' in sordina per via del Coronavirus) che ha interessato le Congregazioni religiose fondate dal Guanella; ha interessato i devoti di don Guanella; ha visto la presenza di fedeli di questo Santuario.


Ma la festa di un Fondatore interessa tutta la Chiesa.

Un Fondatore è suscitato dallo Spirito santo perché con la sua vita annunci, promuova e sia testimonianza di alcuni aspetti del Vangelo di Gesù e in questo modo animi la vita della Chiesa ed i suoi cammini di fede.
Se si pensa a San Luigi Guanella, è molto evidente la sua testimonianza in ordine alla paternità di Dio, in ordine alla centralità della persona, in ordine alla attenzione agli ultimi, in ordine all'azione della Provvidenza....   Sono tutte sottolineature che danno spessore alla vita di fede di un credente o di una Comunità cristiana.

Ebbene questa ricchezza dello Spirito (carisma) è stata donata a don Guanella ma viene trasmessa dallo stesso Spirito al Popolo di Dio, ai laici.
Le congregazioni Guanelliane hanno il compito di fare da tramite di questi doni dello Spirito con la loro testimonianza di vita e le loro opere.

Essere vicini all'Opera don Guanella, essere devoti, essere collaboratori, essere dipendenti o volontari significa condividere il carisma e sentirsi suoi gelosi depositari.

don Attilio Mazzola

«HO DOVUTO PENSARE A DON GUANELLA»

Nei giorni scorsi è giunta alla Direzione della Casa Divina Provvidenza e del Santuario Sacro Cuore a Como, dove è custodito il corpo di san Luigi Guanella, la seguente mail. È una testimonianza semplice che i Santi ci sono vicini, che accolgono le nostre preghiere e intercedono presso Dio per noi al di là della nostra consapevolezza o intenzione. I Santi trovano strade segrete per stare accanto agli uomini nel bisogno. Questo racconto, lineare e sincero, documenta un miracolo piccolo e personale che, quando viene raccontato, dà l'impressione di essere fatto solo di coincidenze o inezie ed invece tocca una vita in modo profondo e forse indelebile.


10 novembre 2020

Mi chiamo Mariastella Maruca.
    Vi scrivo perché oggi ho trovato una immaginetta del santo Guanella, che custodiva una mia cara zia deceduta il 14 ottobre 2020. Proprio oggi, prima di questa felice scoperta, ho scritto una lettera a un bambino, al quale ho regalato un libro su don Guanella raccontandogli ciò che è avvenuto nel giorno della sua nascita.
    Io non ho documentazione medica per dimostrarvi quanto sto per scrivere, ma solo il racconto di ciò che è capitato e la mia fede di cristiana che, quando vive situazioni come questa, non può non ringraziare Dio di come si manifesta nelle nostre vite, donandoci santi e beati ai quali rivolgerci.

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La festa di san Luigi Guanella nel santuario del Sacro Cuore

Quest’anno la festa liturgica di san Luigi Guanella si è svolta nella ferialità quotidiana, meglio, nella semplicità.
Non ci sono stati i momenti di incontro delle case guanelliane attorno al fondatore come negli ultimi decenni.
Non ci sono stati particolari eventi che solitamente corredano la festa.
La partecipazione del popolo e della chiesa di Como è stata limitata dalle disposizioni a causa del Coronavirus.
Ma non per questo non è stata festa. Anzi abbiamo potuto notare e vivere alcuni aspetti che altrimenti ci sarebbero sfuggiti perché attenti o impegnati in altro.
Vorrei solo annotare alcuni momenti ed esperienze che mi hanno colpito.

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"Conviene sempre fare un po' di carità: un povero soccorre l'altro e Dio benedice" - San Luigi Guanella