
«Fino a mezzanotte ci penso io…»
Don Guanella racconta che un giorno papa Pio X gli domandò: «Dormite voi di notte?». E don Guanella rispose: «Sì, e qualche volta anche di giorno». Il Papa gli chiese: «Non avete fastidi?». E don Guanella rispose: «No, perché fino a mezzanotte ci penso io e poi so che ci pensa Iddio». In questa frase c’è molto più di una battuta. C’è una vera e propria sintesi della sua spiritualità. Don Guanella non era un uomo che aspettava passivamente la Provvidenza. Al contrario. Lavorava fino a consumare le proprie forze. Faceva tutto ciò che poteva. Scriveva, viaggiava, cercava aiuti, incontrava persone, visitava le Case, accompagnava le vocazioni, accoglieva poveri e abbandonati. Pregava e si sacrificava. Non si risparmiava. Ma sapeva anche fermarsi. Sapeva che, oltre un certo limite, non tutto dipende dall’uomo e che la fede comincia anche quando si riconosce questo limite: «Fino a mezzanotte ci penso io». È la parte dell’uomo. È il lavoro. È la responsabilità. È la fatica quotidiana. È il dovere di mettere a disposizione tutto ciò che abbiamo. «Poi ci pensa Iddio». È la Provvidenza. È l’abbandono. È la certezza che l’ultima parola non appartiene alle nostre capacità, ai nostri programmi o ai nostri mezzi. Don Guanella era profondamente convinto che «è Dio che fa». Questa convinzione non diminuiva il suo impegno. Lo rendeva possibile. Se l’Opera fosse dipesa soltanto da lui, avrebbe avuto ragione di scoraggiarsi. Le difficoltà erano molte. I mezzi spesso






