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"Ho amici in paradiso", il talento e l'ironia degli attori disabili

Il set è l'Opera Don Guanella di Roma e i protagonisti sono attori professionisti e disabili: sei settimane fa l'ultimo ciak del film, che nasce dall'esperienza personale del regista Fabrizio Maria Corteseche. Lorenzin: l'inclusione e' il grande tema del nostro tempo.

Roma - Una commedia dolce e amara il cui set e' l'Opera Don Guanella di Roma e i protagonisti sono attori professionisti e disabili. E' il film "Ho amici in paradiso" presentato con una conferenza stampa - a sei settimane dall'ultimo ciak - a cui hanno preso parte il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, il segretario generale della Cei, Monsignor Nunzio Galantino, e l'assessore alla Cultura della Regione Lazio, Lidia Ravera. Il film e' prodotto da Golden Hour Films e da Rai Cinema, ed e' girato del regista Fabrizio Maria Cortese, alla sua opera prima per il cinema.

La storia, che vuole toccare il tema della disabilita' con leggerezza e senza pietismi, nasce dall'esperienza personale del regista che si e' trovato a frequentare l'Opera Don Guanella dopo un grave incidente di un suo caro amico. Racconta le vicende di Felice Castriota, commercialista salentino che, dopo una condanna per riciclaggio di soldi della malavita, viene affidato ai servizi sociali ed entra in contatto con il mondo dei diversamente abili. Cio' gli cambia la vita anche se i conti del passato si rivelano essere tutt'altro che chiusi.

"Il tema dell'inclusione e' il grande tema del nostro tempo. Bisogna cambiare il modo di guardare i disabili. Spesso li vediamo ma non li cambiamo. E allora dobbiamo cambiare gli occhiali, e quando lo facciamo cambiamo qualcosa in noi", ha detto il ministro Lorenzin. "Io penso che il valore fondamentale di questo film sia nella scelta di rimettere al centro situazioni, persone e storie che purtroppo la nostra cultura tende sempre di piu' a marginalizzare", ha invece dichiarato Monsignor Nunzio Galantino.

"Ancora non ho visto il film ma sono gia' contenta - ha detto Lidia Ravera- perche' il regista, i produttori e gli attori si sono uniti per sfatare uno dei cliche' piu' dannosi dell'epoca che stiamo attraversando, quello secondo il quale bisogna essere giovani, belli e sani per avere diritto ad avere una storia".

 

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